C’eravamo tanto amati – Ettore Scola, 1974

C’eravamo tanto amati (Ettore Scola, 1974): cambia il regista, c’è un’attenzione maggiore sui contenuti politici e sull’evoluzione della società, ma un punto fondamentale rimane comune a Romanzo popolare: la nostalgia. Il film è infatti una carrellata sulla storia italiana che si mischia alle vicende personali di tre uomini, Gianni (Vittorio Gassman), Antonio (Nino Manfredi) e Nicola (Ste­fano Satta Flores), tutti innamorati, a turno e per … Continua a leggere C’eravamo tanto amati – Ettore Scola, 1974

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Sedotta e abbandonata – Pietro Germi, 1964

Sedotta e abbandonata (Pietro Germi, 1964, sceneggiato con lo stesso regista e Luciano Vincenzoni sulla base di un soggetto di Age e Scarpelli) è il film in cui emerge più acuta la satira della società, intesa come insieme di persone accomunate da una certa tradizione culturale ma considerata anche come istituzioni, che invece di smussare gli eccessi della cultura popolare ne giustificano le aberrazioni. Pro­prio … Continua a leggere Sedotta e abbandonata – Pietro Germi, 1964

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Il conformista – Bernardo Bertolucci, 1970

Sappiamo che non si giudica un film dai premi che ha vinto ma talvolta le giurie centrano il bersaglio, soprattutto se non sono quelle di Hollywood. Il conformista (Bernardo Bertolucci) ha vinto tutto: David di Donatello, Sutherland Trophy al British Film Institute Festival, nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e al Golden Globe per il miglior film straniero in lingua straniera, candidatura al Leone d’oro al Festival di Berlino, eccetera. Capisco il perchè e non posso negargli la lettera C della rubrica ABCinema-12cin3ma, alla terza recensione del primo giro.

Il conformista, che è riuscito a impressionare così tanti festival così diversi tra loro, racconta di un professore di filosofia, Marcello, promesso sposo di una borghese un po’ frivola. Deciso a costruirsi la sua vita normale, banale, conformista, intraprende una serie di azioni in contrasto profondo con questa sua vocazione. Entra in principio nell’OVRA, l’Organizzazione Volontari per la Repressione dell’Antifascismo, senza però esserne fermamente convinto o senza avere il pretesto del denaro a spingerlo, come si chiede anche il funzionario che lo recluta. La recitazione (eccezion fatta per Stefania Sandrelli, tanto carina ma troppo sopra le righe persino per il personaggio che interpreta) e la messa in scena confermano quest’assunto di base e ragalano alcuni momenti memorabili, uno dei quali è una delizia visiva e concettuale. Nel momento in cui Marcello, parlando col suo vecchio professore di filosofia antifascista, si rammarica di essere invece diventato fascista, la sua ombra scompare dal muro su cui era proiettata fino a un attimo prima. L’ombra sparisce perchè il professore chiude le ante della finestra, ma è lo stesso fascismo di Marcello che sbiadisce insieme con lei. «Un fascista convinto non parla così», lo rimprovera il professore, che forse sa già che sorte lo aspetta ma che prima cerca di ricordare chi era veramente Marcello e perchè è venuto in Francia a trovarlo. Continua a leggere “Il conformista – Bernardo Bertolucci, 1970”