400 colpi # 28 – Kundun (Martin Scorsese, 1997)

Un’infanzia divelta per fare spazio a una responsabilità forse troppo grande, anche per un bambino che inspiegabilmente si ricorda delle sue vite precedenti. Ma è il destino del Dalai Lama. Rossa la sua tunica, rossi i pesci dei suoi laghi, rosso il sangue sputato dai cadaveri che crescono intorno a lui. Rossa la Cina di Mao che vuole schiacciarlo, prima che la sua pazienza vinca … Continua a leggere 400 colpi # 28 – Kundun (Martin Scorsese, 1997)

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The Wolf of Wall Street – Martin Scorsese, 2014

Più che di lupo si potrebbe parlare di virus, che si propaga e si riproduce traendo la linfa dallo stesso organismo che ha infettato; oppure di una sconosciuta malattia autoimmune, ancora più difficile da debellare perché il rimedio (quello che dovrebbe esserlo) si trasforma nel nemico da combattere. Vittima e carnefice di se stesso è Jordan Belfort (Leonardo di Caprio), le cui limpide e ingenue … Continua a leggere The Wolf of Wall Street – Martin Scorsese, 2014

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Woody Allen. A documentary – Robert B. Weide

“Salì sul palco e faceva ridere: era Woody Allen”.

La comicità di Woody Allen non piace a molti. Non perchè sia roba da intellettuali (intellettualoidi) o perchè sia sconcia: è solo un po’ demenziale, autoironica e spesso non adatta a essere compresa e consumata immediatamente. Il suo personaggio si è stratificato nel tempo: Woody Allen – A Documentary racconta, con la stessa ironia del suo soggetto, proprio la nascita dello scrittore, il debutto del comico, l’esordio da regista e la serie interminabile di film che hanno riempito la sua vita. Come il regista stesso afferma, infatti, non sa stare lontano dal set; salvo poi volersi sbrigare a girare tutte le scene per tornare a casa e guardarsi la partita di basket sul divano.

Woody Allen, al secolo Allen Stewart Königsberg, è un bambino irrequieto che incontra presto la depressione e la sua non-accettazione della morte, filtrata dalla comicità con cui la ricorda. La sua verve corrosiva gli frutta un precoce lavoro come scrittore di battute, motivo per cui si sceglie lo pseudonimo di Woody Allen: “Volevo conservare Allen e ci ho messo davanti la prima cosa che mi è venuta in mente”. Da ghostwriter a comico che recita i suoi testi il passo è breve ma doloroso: Woody non ama stare sul palco, in principio, e – per una volta seriamente – dice che vomita prima di ogni spettacolo. Un giorno, però, come testimoniano alcuni tra i suoi amici o tra le persone che ha incontrato in tv, “salì sul palco e faceva ridere: era Woody”. Ogni testimone stabile o di passaggio nella sua vita ricorda com’era o com’è lavorare con lui, molto permissivo con gli attori ma non per questo senza idee chiarissime; divertente e amorevole, come racconta per esempio Diane Keaton. Lavoratore instancabile soprattutto: “Ho sposato la teoria della quantità. Se faccio tanti film, prima o poi ne uscirà uno buono!”. Continua a leggere “Woody Allen. A documentary – Robert B. Weide”