subaru baby driver

Baby Driver – Edgar Wright, 2017

Non è un musical: quasi. Non è fast and furious numero n: quasi. Non è una storia in cui Kevin Spacey fa Kevin Spacey che fa il cattivo onnipotente. Quasi.

Baby Driver è tante cose insieme. Per cominciare, è l’ultima creatura del regista di Shawn of the dead, Hot Fuzz, Scott Pilgrim vs. The World (e ho detto tutto). Non è nemmeno molto diverso da tanti film d’azione, di rapine e inseguimenti in auto, anche se qui il fulcro è proprio guidare. Certo, c’è chi ha il ricordo di questo inseguimento ancora fresco, e mi sembra che le fughe di Baby Driver – almeno la prima – si possano paragonare senza complessi d’inferiorità a quella di The French Connection. Ma perché Baby Driver è qualcosa di più di un film su uno chaffeur pazzo?

Perché il retroterra del protagonista è ben strutturato, per quanto convenzionale. Non si può negare che soffra anche’esso della sindrome da spiegona: è prevedibile che ci sia un’infanzia difficile dietro un ragazzo che, appena maggiorenne, fa l’autista per dei rapinatori. E ha un vecchio amico cui badare. E non desideri altro che interrompere la sua promettente carriera. Ed è fortissima la tentazione di usare un flashback al rallentatore, o la paura di non inserirlo perché, senza, il pubblico non capirebbe o non sarebbe avvinto. In realtà, è il contrario.

Però ci sono tanti altri motivi perché vale la pena di vedere Baby Driver al cinema: è l’espressione, al limite dell’ostentazione, del concetto di cinema. Quelle situazioni che, lo sai, non potrai mai ritrovare nella vita reale, perché non c’è nessuno che ti gira intorno con una cinepresa, mentre bevi e seduci la tua ragazza in un ristorante in cui tutti sono vestiti meglio di te. E per quanto possiamo averlo immaginato, nel tragitto tra il tavolo e il bagno e viceversa, difficilmente qualche gangster ci fermerà con la sola forza dello sguardo, chiedendoci hai forse scelta, Baby?

Nemmeno l’inserimento a fini commerciali della Subaru WRX (che, insieme alla fu Mitsubishi Lancer, è forse la più eleagnte tra le auto tamarre) è troppo invadente, anzi… Un po’ come il Mac in Dexter. Peccato non ritrovarsela anche nel secondo inseguimento, nel terzo, nel quarto…

P.s.: non parlo della colonna musicale solo perché ci vorrebbero troppe righe per renderle interamente giustizia.

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