Fiammiferi bruciati, come la breve esistenza della ragazza.

The Match Factory Girl – Aki Kaurismaki, 1990

Ci sono due modi per interpretare il film The Match Factory Girl (La fiammiferaia, o Tulitikkutehtaan tyttö in finlandese) e probabilmente buona parte della filmografia di Aki Kaurismaki. Il primo è lasciarsi convincere che ci sono modi più interessanti per annoiarsi. Il secondo, invece, è immergersi senza pregiudizi in quella che diventa una commedia nera, dunque più tragica di una tragedia.

The Match Factory Girl parla di una ragazza (Kati Outinen, che continuerò a chiamare la ragazza, visto che nessuno mai la chiama per nome e solo una volta vediamo comparire il suo nome) che lavora in una fabbrica di fiammiferi. Le sue mansioni sono tutt’altro che avvincenti e lei vive in casa con la madre e il patrigno, che la costringe a consegnargli buona parte del suo stipendio. L’unico svago della ragazza è andare, di tanto in tanto, in una balera. Uno svago monco, perché non riesce a socializzare con nessuno.

Un bel giorno, la ragazza decide d’interrompere questa routine, forse anche troppo routiniera persino per un sobborgo finlandese, e si compra un vestito nuovo. Il patrigno, dopo averle dato della puttana, le ordina di andare a restituire l’abito. Fingendo di farlo, la ragazza va invece in un bagno pubblico, si cambia e va a ballare. Quello che succede dopo deciderete voi se fa ridere a mezza bocca, piangere o solo riflettere. Io mi sono divertito parecchio e ho provato un’empatia intensissima per la ragazza, per i suoi modi timidamente decisi, che solo la sospensione dell’incredulità può farci accettare.

Il bello di questo film, oltre a una trama minimalista raccontata soprattutto tramite silenzi, pause, indugi, attese spesso inappagate e colpi di scena mai svelati ma lasciati alla nostra immaginazione, è che dura solo un’ora. Lo confesso: difficilmente sarebbe stato digeribile, se fosse durato più a lungo. Kaurismaki, evidentemente, sa come riprendere la realtà con il minimo sforzo scenografico e coreografico, come se la cinepresa fosse rimasta lì per caso. E sa concludere una storia con tempismo. Io invece, dovrei imparare come concludere una recensione.

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