autopsy-jane-doe-recensione

Autopsy (The Autopsy of Jane Doe) – André Øvredal, 2016

L’autopsia di Maria Rossi, francamente, non avrebbe reso il TERRORE che già si respira nella non-traduzione Autopsy dell’originale The Autopsy of Jane Doe (n.d.r.: Jane Doe, John Doe, sono nomi propri anglofoni per indicare una persona qualunque, appunto Mario/Maria Rossi). Archiviato il titolo, vivisezioniamo per bene questo film.

Padre (Tommy) e figlio (Austin), rispettivamente medico legale e assistente, devono fare l’autopsia di Jane Doe, corpo senza alcun dettaglio che ne sveli l’identità e conservato insolitamente bene, per essere morto da parecchio (quanto?) tempo. Se non ce ne fossimo accorti dalla locandina o dal trailer, ci rendiamo conto che Austin è Emile Hirsch: proprio lui!, come direbbe proprio lui: in un attimo ci passano davanti agli occhi due a caso tra i film in cui ha recitato, che lo hanno lanciato e poi consacrato nell’olimpo di Hollywood (si dice così?): La ragazza della porta accanto e Into the wild. A ben vedere, possiamo trovare alcune insospettabili somiglianze tra Autopsy e i due modelli di cui sopra:

  • la ragazza, appunto: elemento che monopolizza l’attenzione, influenza quella maledetta serata trascorsa tra un bisturi e un’ascia, tra maniglie che girano da sé, gatti morti e lights out – senza esagerare, però;
  • il ruolo fondamentale di una piantina tanto graziosa e apparentemente innocua (vi ricordate la fine di Into the wild?;
  • il percorso di Chris Emil Austin da una morte all’altra, punteggiato da qualche spavento e soprattutto dalla lotta all’impossibilità di reagire, di sconfiggere la natura da un lato, il sovrannaturale dall’altro.

Tornando nel merito, Autopsy è un film mediamente avvincente e forse è colpa mia se mi aspettavo qualcosa in più: non avevo mai visto Emile Hirsch recitare in un horror. La parte più bella del film, in effetti, sono i primi 45 minuti, in cui si semina tutto ciò che avrà una spiegazione alla fine. Ogni parte del corpo che viene analizzata racconta un pezzo di storia di Jane Doe, ma saranno Tommy e Austin a unire i puntini. Poco horror, più thriller fino a quel momento, molta carne al fuoco (sic!) e una curiosa mistura di simbolismo sovrannaturale nascosto tra un lembo di pelle e l’altro.

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