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Il mucchio selvaggio – Sam Peckinpah, 1969

Lo scorpione assalito dalle formiche rosse e le processioni che scandiscono l’inizio, il centro e la fine del film: immagini che riassumono per bene una parte dello spirito del Mucchio selvaggio, film del 1969 diretto da Sam Peckinpah con una maestria che anticipava di molti, molti anni i suoi colleghi – del genere e non solo. Quello scorpione e quella musica che ci stanca subito – quanti di noi hanno mai avuto il coraggio di assistere a un’intera processione, rito religioso o affini, di quelli che coinvolgono un paese intero nel fiore della sua vecchiaia? – riproducono la gente, l’individuo nel suo vizio peggiore: perdere la coscienza di sé, quando è in mezzo a un sacco di altri simili.

Se volete ripassare la trama del Mucchio Selvaggio, la trovate qui. In quest’articolo, invece, troverete  l’ elogio di uno tra i miei western preferiti – non da fan sfegatato del genere, ma da amante del cinema in generale.

 

Nel dettaglio
Freeze frame. così semplice eppure così efficace, il freeze frame è l’enfasi di una pausa, il tempo in cui fermare a riflettere su quello che stiamo osservando, un’interpellazione diretta – proprio come uno sguardo in macchina.

Rovesciamenti. I momenti in cui, senza mezzi termini, “buoni” e “cattivi” si ritrovano reciprocamente nella merda, in modo che noi possiamo cogliere i paragoni, le analogie, i rovesciamenti di fronte, e godere del piacere di averli scoperti (se la storia ne ha bisogno, non ci daranno fastidio).

Attualità. Tra tutto quello che il mucchio selvaggio deve fare per sopravvivere, c’è l’attraversare la frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico, ritratto da Peckinpah proprio come lo vede buona parte degli americani (Trump compreso, ma mentre lui è facile che reciti, il suo elettore medio sembra molto più sincero): senza sottotitoli, come una terra senza regole, alla mercé di chiunque ne abbia bisogno.

Accostamenti. Se immaginiamo sparatorie e sangue durante una festa popolare, una processione, è molto facile che ci venga in mente Il Padrino, l’immaginario che la Mafia ha nutrito e che a propria volta ha recuperato. Qualche anno prima, applicato al western, l’ha fatto Peckinpah. Ma quante cose ha fatto prima degli altri, Peckinpah?

Montaggio. Corto circuito: abbiamo visto tanto spesso un montaggio così vivace n un film su pellicola – e dal 1969 alla fine degli anni ’90 corrono ancora trent’anni?

Il rallentatore con lo zoom sparato in avanti, con uno stacco di montaggio in mezzo.

La sequenza in cui il ponte è fatto esplodere, reale e iconica come quella pensata da Buster Keaton in Come vinsi la guerra.

E adesso, vi lascio con l’ultima sparatoria del Mucchio selvaggio (The Wild Bunch, per inciso).

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