Food-Inc-2008

Food Inc. – Robert Kenner, 2008

“L’azienda XYZ ha rifiutato di essere intervistata” compare in sovrimpressione molto spesso e in ogni macrosequenza di Food Inc, documentario statunitense diretto da Robert Kenner nel 2008 e candidato all’Oscar di categoria due anni più tardi – sempre per quella propensione di Hollywood a premiare opere, visioni del mondo con cui in fondo condivide ben poco.

Non è il primo e non sarà l’ultimo documentario a spiegarci, a grandi linee, come funziona l’industria della carne negli Stati Uniti d’America (e presumibilmente nel resto del mondo industrializzato?). In estrema sintesi: tanti piccoli e medi allevatori (primo anello della catena) portano i loro animali erbivori, nutriti prevalentemente con grano economico e di scarsa qualità, in mattatoi enormi à la Ford (secondo anello). Le carcasse, ridotte velocemente a brandelli di carne tagliata da robot o da immigrati clandestini, vengono poi vendute a enormi produttori di “cibo” (terzo anello). Gli allevatori, una volta entrati nel giro, non hanno molta scelta: devono accettare i prezzi imposti dall’industria, indebitati come sono. It’s not farming, it’s mass production, dice una delle poche allevatrici che ha permesso l’ingresso della videocamera nel suo pollaio (immaginate come sarà andata a finire). Era arrivata al punto di non poter più prendere antibiotici, tanti ne aveva assunti – direttamente e indirettamente – tramite i suoi animali.

Non conta quale sia la bestia da trasformare in carne per McDonald, per esempio, tra i maggiori consumatori nel mondo (è anche chi compra più patate di tutti): pollo, mucca, maiale, nessuno ha più una dignità, nel momento in cui viene fatto crescere troppo e troppo in fretta, gonfio di grasso e grano. Sì, grano: possiamo affermare che la dieta dell’americano medio (non so se dal 2008 a oggi qualcosa sia cambiato) sia basata sul grano (e sulla soia), sui suoi derivati sparsi nei prodotti più impensabili, bevande incluse.

E pensare che, negli anni ’50 del Novecento, essere un meat worker equivaleva a essere un operaio dell’automobile: posto fisso assicurato a lungo, benefit, buona pensione. Qualche decennio prima e dopo, in corrispondenza delle migrazioni dall’Europa e dall’America Latina, era ed è (sarà?) uno dei lavori più pericolosi, sommersi e meno tutelati. Scelta obbligata o scelta di vita, coltivare e allevare è prendersi cura di ciò che finirà nella bocca della gente. E non basta, puntualizza Food Inc, che un gigante come Walmart decida di comprare aziende organic (biologiche) per spolverarsi la coscienza. Finché il cibo sarà un mezzo e non un fine…

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