breakfast-club-recensione

The Breakfast Club – John Hughes, 1985

Cinque ragazzi sono costretti a passare il sabato mattina nella biblioteca della scuola, per punizione. Ognuno di loro, ma non lo scopriamo che alla fine del film, ha combinato qualcosa che – agli occhi dei loro genitori e del preside – ne giustifica la penitenza ridicola: scrivere un saggio su “chi mi credo di essere”. Andy, Brian, John, Claire, Allison rappresentano altrettanti tipi che è molto comune ritrovare fra adolescenti, nell’ordine: quello fissato con lo sport, il secchione, il ragazzo difficile, la figa di legno (o profumiera, per le bocche più raffinate), l’emo tanto graziosa e un po’ sociopatica.

Non si amano, non si odiano: cercano solo di ignorarsi a vicenda e di far passare il tempo più velocemente possibile, facendo finta di scrivere, sonnecchiando, difendendosi dalle minacce tronfie del preside. Uno di loro, però, decide di socializzare – a modo suo, dando l’impressione di voler fare il contrario – e di unire il gruppo contro un nemico comune: l’autorità, evidentemente spogliata di qualsiasi autorevolezza. Insulti (a fin di bene), un tocco di vandalismo (è per non stare con le mani in mano): così John Bender riesce a sciogliere la timidezza e la diffidenza dei compagni, a conoscerli sul serio, non attraverso una confessione forzata su una pagina che non potrà mai raccontare sinceramente il carattere di nessuno.

Costringere cinque persone in uno spazio chiuso: è una buona formula per far nascere conflitti e partorire una storia che, alla fine, è un romanzo di formazione. Che sappiano riconoscerlo o no, in quelle poche ore quei ragazzi sono cresciuti più di quanto i loro insegnanti e i loro genitori non gli abbiano permesso di fare in anni di prediche, obblighi che derivano dalle loro frustrazioni, divieti e consigli sbagliati, perché ciò che va bene per una generazione non calza anche su quella dei figli. Uno in particolare di questi ragazzi farà il salto più grande, dall’isolamento in cui si confina per colpa della sua esuberanza all’essere accettato proprio per la sua invadenza. Lui non lo sa (il secchione c’è proprio per ricordaglielo), ma ha appena fondato il breakfast club.

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