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The Reader – Stephen Daldry, 2009

Ragazzi prigionieri di bisogni e tentazioni più grandi di loro: potrebbe essere questo il filo rosso immaginario che lega due film di Stephen Daldry: Billy Elliot e The Reader, per esempio. In Billy Elliot il protagonista vuole fare il ballerino più di ogni altra cosa al mondo ed è disposto anche a disubbidire al padre, violento e un po’ ignorante, che lo preferirebbe pugile. In The Reader, invece, troviamo Michael: un ragazzo con la passione per la letteratura che s’innamora di Hanna, una bigliettaia più grande di lui (almeno vent’anni più matura, interpretata da Kate Winslet). La loro storia di sesso e qualcosa d’indescrivibile in più, però, diventa ben presto routine. Non così violenta da spingere Michael a volerla spezzare, ma comunque totalizzante: amici e famiglia non esistono quasi più, per lui. Nonostante le sofferenze, Michael non vuole abbandonare Hanna, ma con suo grande sorpresa è proprio lei a scappare, un giorno. Il motivo della sua fuga, che per fortuna scopriremo al momento giusto e nel più insospettabile e necessario dei modi, darà un senso all’ora abbondante di film che ancora ci aspetta, alle agnizioni e alle lacrime che più di un personaggio sarà costretto a piangere.

The Reader potrebbe anche essere definito un film sul Nazismo, vista l’importanza della Storia nella storia. Il bello è che non siamo costretti ad accorgercene, restando quindi inevitabilmente (almeno un po’) condizionati da quella cornice. Mi rendo conto che citare un particolare così apparentemente insignificante potrà rovinare la visione a chi The Reader ancora non l’ha visto, ma mi riusciva troppo difficile scrivere almeno un paio di migliaia di battute senza svelare nulla. La sorpresa di fronte a quello che scopriremo, l’attesa generata da tutto ciò che succede a Michael, secondo e contro la sua volontà, sarà comunque troppo grande per essere sminuita. L’epopea che viviamo insieme ai personaggi, andando avanti e indietro tra un decennio e l’altro; l’empatia fortissima cui non possiamo sottrarci la complessità di una vicenda forse più comune di quanto non immaginiamo, raccontata senza sentimentalismi con il candore – anche violento – di una donna sincera e rassegnata: premi per l’attesa di qualcosa che non possiamo immaginare.

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