death-note-recensione

Tre storie di morte – 2

Perché?
Se ti sei perso il primo episodio, più in basso c’è il capitolo precedente.

La morte che incontriamo in American Horror Story – Freak Show è un marchio che segna fin dalla nascita i personaggi. Per alcuni di loro è un obiettivo anche troppo lontano, che forse rimpiangono: perché vivere una vita costellata di discriminazioni e sofferenze, quando sarebbe più comodo – salvo l’atto di coraggio iniziale – finirla con un po’ d’anticipo e riposare in pace per sempre? Per altri, invece – penso soprattutto ai microcefali – si tratta di una dimensione molto lontana dal quotidiano. Forse non sanno che un giorno toccherà anche a loro, forse cominciano a capire qualcosa la prima volta che la incontrano in qualcun altro, ma nella loro purezza e ingenuità scacciano quel pensiero il più lontano possibile e tornano a concentrarsi sul presente: gesti semplici, essere utile a qualcuno che ti ha dato un ordine, sperare di non averlo fatto arrabbiare. Per altri ancora, la morte è un problema dal quale non riescono a fuggire. Quando sono coscienti, credono di avere il controllo sui propri istinti omicidi, ma quando questi mangiano la loro lucidità… Almeno, in quei momenti, paiono più sinceri che mai.
Confinare lo splatter in pochi momenti specifici, lasciando sviluppare l’inquietudine ad altri elementi come le ombre, la pioggia o viceversa all’eccesso di colori e grandangoli ma soprattutto alla nostra immaginazione, è stata una scelta felice. Allo stesso modo in cui, quando fai arti marziali, uno dei primi principi che t’insegnano è: ritorci contro il suo avversario la sua stessa forza.

La morte che aleggia in Death Note, invece, è chiaramente più stilizzata, ritratta a spigoli: Shinigami (dei della morte), regole ferree che non danno scampo alla vittima, se rispettate alla lettera. È un giocattolo molto pericoloso nelle mani di un giustiziere, è una sostanza che dà dipendenza anche grazie alla facilità – iniziale – con cui è possibile elargirla a qualsiasi anima di cui si conosca il volto. Una morte che si tinge di giustizia, di necessità, quasi di pulizia etnica, ma anche uno strumento precisissimo che non fallisce mai. Il fallimento, infatti, dipende solo dall’ingordigia dell’uomo, particolare che lo Shinigami non manca di spiegare a Light, la prima volta che lo incontra. Da fedele compagna di viaggio, sottomessa ai capricci del giustiziere, la morte finisce quindi per domarlo, distruggendone le illusioni.

La morte che troviamo nel Simpatizzante, infine, è piena di pathos e allo stesso tempo di umorismo. Viet Than Guyen, infatti, racconta con molta ironia la guerra in Vietnam ma non più dalla prospettiva di Hollywood, che ha sprecato chilometri di pellicola per darsi comunque pacche sulle spalle dopo la sconfitta – e parliamo anche di storie influenti come lo stesso Apocalypse Now. Il conflitto viene filtrato dagli occhi di una spia che, nonostante sia imbevuta di cultura statunitense – gli USA sono la sua seconda patria, il luogo in cui ha studiato, si è formato – non vuole e non può sopprimere le proprie origini. Il dolore più grande, per il protagonista, non è però l’essere diverso: è non essere diverso abbastanza, ritrovarsi oriundo, non essere né da una parte né dall’altra di un confine. Evitare la morte, in questo caso, non vuol dire scappare o nascondersi ma rimanere esattamente dove si è stati destinati, mimetizzandosi en plein air, facendo un po’ il leone e un po’ l’agnello. Finché la propria resistenza non viene meno, finché non si riesce più a scherzare con i nemici e ingannare i propri superiori. La morte, in quel caso, è l’unico modo per ritornare in pace con se stessi.

Commenti? :)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...