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Il Generale Della Rovere – Roberto Rossellini, 1959

Facile dirlo col senno di poi, quasi sessant’anni dopo, ma per interpretare il Generale Della Rovere non ci sarebbe stato attore migliore di Vittorio De Sica. Per i suoi modi così naturali da amabile imbroglione, cui non riesci a voler male anche dopo aver scoperto che ti ha fregato un sacco di soldi, che ti ha preso in giro: perché, soltanto per quello, ti ha pure venduto un momento di felicità nella miseria della guerra che tu, trasformandolo in speranza o ricordo, hai potuto estendere nel tempo come meglio ti pareva.

La storia alla base di questo film, sceneggiato anche da Indro Montanelli, tratto da un suo racconto e basato sulla sua vera esperienza in carcere, è proprio quella delle illusioni lusingate che questo personaggio concede alle sue vittime. Si disperano perché i propri figli o mariti non dànno loro più notizie dal fronte, lui le ascolta e promette che “farà tutto ciò che potrà”. Con i tedeschi, però, non si parla gratis: se è necessario un gioiello introvabile – vero o falso che sia –, un’ipoteca sulla casa o un malloppo di contanti non fa differenza, perché quei soldi saranno spariti prim’ancora che si sia fatto giorno.

Sebbene non vaghi smarrito come il piccolo Edmund in Germania anno zero, infatti, il nostro Generale è una creatura altrettanto indifesa, in balìa del suo buon cuore, del suo portafogli sempre vuoto e certamente della parte che si è ritagliato per sé, e che ormai recita molto compiaciuto. Sembra difficile che un personaggio riesca a mantenere quel sangue freddo e quella coerenza, a raccontare una bugia dopo l’altra con quella calma trasmessa dagli occhi, dalle mani, dalla sua apparenza rispettabile; sembra ancor più arduo immaginare che un uomo realmente esistito – romanzato con raffinatezza e ammirazione evidente da Montanelli – sia stato un attore, uno sceneggiatore e un regista di se stesso così abile.

La cosa più toccante del Generale Della Rovere, però, è il cambiamento interiore del protagonista, quello che un guru della sceneggiatura potrebbe definire un arco del personaggio a tutto sesto. Ci sono finali in grado di esaltare o demolire un film, e con esso i pregiudizi che abbiamo portato con noi per 90 e più minuti. Poco citato nelle storie del cinema, poco ricordato – Leone d’oro a Venezia a parte – Il Generale può andare orgoglioso della sua fine.

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