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Infinity Film Festival – Commenti semiseri su sette corti a caso

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
Si tratta di idee che in genere sarebbe molto difficile sviluppare in un lungometraggio: il confine dell’incredulità è spostato sempre più in avanti, le premesse sono apparentemente improbabili ma giustificabili dalla breve durata della storia. Manca un po’ di ritmo, spesso i racconti soffrono di momenti morti. Perdoniamo.

1) SCORCIATOIE
SINOSSI. Una donna rapisce una bambina in un’autogrill e la porta a casa: è il regalo per il 34esimo compleanno del marito. “Almeno non siamo soli anche quest’anno”, gli dice. Il marito accetta tuto come se fosse normale, dopo un attimo di smarrimento e sgomento per il gesto della moglie.
COMMENTO. L’idea è interessante: cosa siamo disposti a rischiare per soddisfare un desiderio frustrato? Il cortometraggio è montato bene e i tempi narrativi rendono la storia avvincente, anche se la recitazione pare a tratti poco spontanea.

2) PEPPER PROJECT
SINOSSI. Quattro ragazzi mangiano per sbaglio dell’olio radioattivo. Le conseguenze sono insospettabili.
COMMENTO. I personaggi sono ben caratterizzati e differenziati, seppure i dialoghi siano un po’ verbosi e non particolarmente divertenti. L’uso delle luci appare confuso, anche se l’idea di usare colori diversi sarebbe azzeccata, e il montaggio avrebbe potuto essere molto più asciutto. La parte più curata e gradevole del primo episodio della serie, però, sono i titoli di testa e coda e le musiche.

3) CRACK
SINOSSI. Trascurabile.
COMMENTO. Alcuni fuori sincrono e la scarsa corrispondenza generale tra audio e video, che non sembra una scelta narrativa, affibbiano al corto l’aura di amatoriale. La storia, però, pare interessante: tre linee narrative ci fanno desiderare un epilogo che ci permetta di capire dove si va a finire. Peccato, però, che anche in questo caso la parte migliore del corto siano le musiche.

4) IL TEMPO DI UN CAFFE’
SINOSSI. Il tempo di un caffè… com’è cambiato dalla napoletana alle capsule?
COMMENTO. Times New Roman. Maiuscole in ogni cazzo di parola nei titoli di testa. Inquadrature tagliate male, forse anche cavalletto non in bolla, narrazione inutilmente lenta. Basterebbe questo per bruciare il Bordwell. E invece… prima di versarlo nella tazzina, il caffè bisogna mescolarlo!
P.s.: l’idea di tornare indietro nel tempo, dal Nespresso alla caffettiera napoletana, era un’ottima idea. Le musiche sovrastano tutto il resto, ma in una sit-com ci può anche stare.

5) LOST IN THE WHITE
SINOSSI. Un ragazzo tenta di sfuggire a un suo incubo sulla neve.
COMMENTO. L’evento scatenante è una caduta così grave da far perdere i sensi. Ma siamo sicuri che se uno cade  praticamente da fermo, in piano, come cade il protagonista, non si fa solo una risata? Scivolone a parte, avvincente, riprese molto curate – a tratti troppo autocompiaciute – e montaggio impeccabile.

6) MIRROR
SINOSSI. Riflesso di professione. Cosa pensa cosa dice, cosa fa un riflesso?
COMMENTO. Idea molto originale, supportata da un montaggio impegnativo e preciso e da una voce piacevolmente familiare e professionale, che recita i testi senza retorica.

7) CAPENORTH
SINOSSI. D’Aosta a Capo Nord a bordo di un Ape.
COMMENTO. Simpatico contrasto tra la voce seria e la colonna sonora “indie” e l’impresa tragicomica, faticosa e rilassante di due (almeno tre) ragazzi così consapevoli della loro follia da saperla dominare. Ma è un trailer lungo, non un cortometraggio. Con un’enorme ingenuità tra il minuto 7 e il 9.

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