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L’effetto acquatico, recensione – Sólveig Anspach, Jean-Luc Gaget, 2016

La rivincita non proprio inaspettata dei buoni sentimenti sulla durezza d’animo cui la vita può condurci, una delusione dopo l’altra. L’effetto acquatico, traduzione italiana letterale del film franco-islandese diretto da Sólveig Anspach e Jean-Luc Gaget, è una commedia che parla di una storia d’amore nata per caso e cresciuta in modo sgangherato tra la Francia e l’Islanda, curiosamente protagoniste anche nell’ultima edizione degli Europei – nota minore di SEO e di colore.

Samir è un manovratore di gru che decide d’iscriversi alla piscina comunale quando, dopo aver udito per caso un diverbio al bar tra un uomo e una donna, irascibile e affascinante, scopre che lei insegna a nuotare proprio in quella piscina. Samir, però, sa già nuotare: comincia così la sua strategia tutt’altro che solida per corteggiare Agathe, l’istruttrice, che di nulla si accorge fin quando Samir non è costretto a dimostrare di saper già stare a galla. Un gesto altruista che, complice una coincidenza, lo allontana da Agahe, che parte infatti per l’Islanda.

Uno dei difetti dell’Effetto acquatico, che comunque non pregiudica il suo essere una commedia gradevole, è la lentezza della narrazione. Pensandoci un po’ più profondamente, si adatta bene ai luoghi in cui è prevalentemente girato: una piscina, il luogo in cui si va per rilassarsi, ricaricarsi o anche solo fermarsi a bordo vasca agitando lentamente i piedi nell’acqua, imbambolandosi nei riflessi che la luce disegna in superficie. Queste sensazioni, di quelle che procurano un’impercettibile pelle d’oca, quando le vivi, non hanno però la stessa forza se guardate e ricreate con gli stessi ritmi del reale.

Per fortuna, però, i momenti più divertenti e imbarazzanti – per i personaggi, questa volta – non si fanno attendere troppo a lungo. Samir c’insegna cosa si è disposti a fare per inseguire un sogno, che più pare improbabile e più dobbiamo provare ad afferrare, per non crogiolarci in un futuro di rimpianti. Cambia identità? Che importa, quando può facilmente credere alle sue stesse bugie d’amore… perché ha perso la memoria? Quella stessa memoria di tenerezze che Agathe, riscopertasi più morbida e sentimentale – così francese – proprio in una terra di estremi, di geyser e ghiacci, tenta di far riemergere.

Non bastano le gag, non basta l’immedesimazione, non basta che i ruoli tra cacciatore e preda s’invertano: c’è bisogno dell’acqua, sorgente di vita e… Insomma, potremmo davvero sospettare che le falde acquifere islandesi custodiscano la formula segreta che lega amore e memoria. Potremmo forse interpretare L’effetto acquatico come quel divertente spot che ha provato a convincere i danesi a procreare di più. Oppure potremo semplicemente guardarlo, ridere e tornare a casa più di buon umore.

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