rosso_come_il_cielo_recensione

Rosso come il cielo, recensione – Cristiano Bortone, 2005

Un colpo di fucile partito per sbaglio fa di Mirco, pischello di Pontedera, un bambino cieco. Prima solo luci e ombre indistinte, come un teleobiettivo totalmente fuori fuoco, poi il buio. Per fortuna, nel 1970, esistono le scuole per ciechi: un posto dove questi sventurati possono crescere insieme e imparare da subito un mestiere che potrebbe essere il loro futuro, come il tessitore, il centralinista. Per fortuna, ancora, in un ambiente così oppressivo spacciato per rispettoso delle regole, riesce a emergere il talento di Mirco nel raccontare storie con suoni e rumori. Farlo in un tempo analogico, trovando rubando e assemblando qualsiasi oggetto – come avrebbe fatto un rumorista navigato – rende ancora più avvincente la vicenda.

Rosso come il cielo è ispirato alla storia di Mirco Mencacci, montatore del suono diventato cieco a quattro anni. Mirco ha saputo trasformare la mancanza di un senso nell’apoteosi di un altro. Qualcosa che giunge al cervello soprattutto per gli occhi, può arrivarci anche attraverso il tatto, l’udito, permettendo all’immaginazione di fiorire e all’ingegno di trovare un modo diverso per esprimersi. Quando il direttore della scuola, però, scopre che Mirco ha “rubato” il registratore e riciclato le bobine su cui erano impressi i Vangeli, per mettere in scena una recita con i compagni, scatta la punizione: non aveva il diritto di socializzare, divertirsi e costruire un’alternativa alla grama recita della fine di un anno altrettanto triste, come tutti i precedenti. Era necessario il suo carisma perché il prete e insegnante della scuola (Paolo Sassanelli, tra gli sceneggiatori del film) riuscisse a ribellarsi alle regole e cominciare, sul serio, a educare i suoi allievi. A fare l’ostetrico, tirar fuori da ogni bambino i suoi sogni e le sue capacità, lasciando che sia lui a coltivarli e aiutandolo, senza imporre la propria presenza.

Sentimenti semplici e intensi, dialoghi sinceramente vicini a quelli dei bambini, non brillanti a tutti i costi. Attenzione necessaria e scontata al suono, e pur essendo complici dell’inganno che ogni colonna sonora perpetra verso lo spettatore, comunque si percepisce il realismo di un suono ricostruito – perché è sempre ben ricostruito. Rosso come il cielo è l’audiodramma di una rivincita.

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