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Kung Fu Panda 3 – Jennifer Yuh, Alessandro Carloni, 2016 – Recensione

Conosci te stesso, motto che unisce saggezza orientale e occidentale, attraversa la trilogia di Kung Fu Panda e permette ancora una volta a Po (Jack Black/Fabio Volo) di esprimere il suo talento e fargli trovare delle risorse di cui lui stesso è sempre il primo a dubitare. La domanda fondamentale, ora, è: sono capace di insegnare il kung-fu? Qualunque sia il modo in cui Po troverà la risposta, questa non potrà che essere positiva: da essa, infatti, dipendono le vite del maestro Shifu, dei compagni guerrieri e della nuova famiglia di Po…

La minaccia da fronteggiare è incarnata da Kai, vecchio commilitone di Oogway – maestro del maestro di Po, il primo a vedere in lui il futuro guerriero dragone, e il film chiude il cerchio spiegando esattamente perché. Non è semplice, però, sconfiggere un nemico incorporeo, soprattutto per un panda pigro, goloso e incapace di prendersi sul serio anche solo per un momento. C’è bisogno che il mondo che conoscevi – e quello nuovo che hai appena imparato ad amare – scompaiano da un momento all’altro, lasciandoti senza alcun punto di riferimento che non sia dentro di te. Sarai allora in grado di conoscere te stesso?

Kung Fu Panda 3, come tanti altri cartoni Dreamworks – e anche Pixar, visto che le due sponde sembrano avvicinarsi sempre più – è intergenerazionale. Ogni perla di saggezza, a volte troppo esplicita per un adulto, viene prontamente sdrammatizzata da una risata, dall’autoironia dei personaggi, che proprio nel momento in cui si prendono meno sul serio costringono noi spettatori a prenderli sì, sul serio. A guardare dentro di noi con il candore e la curiosità di un bambino, imparando a trarre da un mito che tanto è più remoto e trascendente, tanto più riesce a ispirarci nella vita quotidiana. La veste grafica, poi, aiuta molto a rendere credibile l’impossibile, coniugando la tradizione anime – come non rivedere Dragon Ball nelle pose à la onda energetica? – con una comicità quasi scomposta, yankee, a volte anche molto rude nel suscitare sorrisi e lacrime di tenerezza, ma sintomo di una collaudata sintonia tra ogni reparto produttivo. Più prendi, meno hai, ripete il maestro Oogway, ma noi prendiamo tutto quello che riusciamo a incamerare: anche se solo per un’ora e mezzo, il nostro chi sarà cresciuto al punto che tutti potranno dirci: “Ha un’aura potentissima!”.

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