Iqbal: bambini senza paura – Michel Fuzellier, Babak Payami, 2015

L’avventura di Iqbal, bambino che vive in una metropoli inventata ma d’ispirazione medio-orientale, è simile a quella che molti suoi coetanei nel resto del mondo si ritrovano a sopportare. Basta leggere sulle etichette di molti capi d’abbigliamento – spesso sportivi – la loro provenienza, per immaginare quanto sfruttamento del lavoro minorile sia necessario per fabbricarli.

No logo, bestseller di Naomi Klein, ha contribuito abbastanza a rendere nota questa routine produttiva comune a tante multinazionali. Quei bambini, tutt’altro che senza paura, nella maggior parte dei casi non riescono a sfuggire al loro destino ma si spera che una storia a lieto fine, ogni tanto, possa riaccendere l’attenzione e permettere ad altri di raccontarla come ha fatto Iqbal.

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Tratto dal libro di Francesco D’adamo e realizzato in collaborazione con l’Unicef Italia, Iqbal: bambini senza paura prova a fare la sua parte cercando l’empatia dei bambini, protagonisti di questo film che combina animazione 3D e 2D. Ognuna delle tecniche è riservata a una specifica parte del racconto: la prima alla vicenda di Iqbal, che per la sua bontà d’animo si ritrova a lavorare in una fabbrica illegale di tappeti.

La seconda, invece, è dedicata ai suoi sogni, che sono la parte davvero interessante del film. Senza voler sminuire il racconto principale, apprezzabile ma lineare fino alla prevedibilità – forse adatto solo a un pubblico molto giovane – è nei sogni di Iqbal che riusciamo a vedere chiaramente ma senza didascalismi cosa desideri e cosa tema; cosa lo spinga a non arrendersi e cercare con tenacia una via di fuga, fisica e psicologica, dall’inferno che ha dovuto affrontare così giovane.

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Quando si ritorna al presente, la magia si ridimensiona troppo e cede il posto a una favola ordinaria, senza cali evidenti di tensione ma con alti troppo prevedibili. Bisogna però ammettere che Iqbal è certamente adatto allo scopo cui è destinato: spiegare a un bambino una delle tante forme che la violenza può assumere. Una scelta è stata particolarmente felice: non parlare di etnie o religioni e focalizzarsi sugli aspetti fondamentali che la storia racconta, cioè la libertà di concedere ai bambini un’infanzia fatta di educazione e divertimento, lontana – almeno per qualche anno – da sofferenze e frustrazioni che li condizionerebbero per il resto della loro vita.

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