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The Program – Stephen Frears, 2015

La vera storia del più grande imbroglio di tutti i tempi. Così recita il sottotitolo di The Program, documento drammatizzato, dettagliato e carico di pathos della carriera di Lance Armstrong. Forse non sarà così per noi italiani, tradizionalmente più intossicati dal calcio – anche grazie alla maggiore attenzione dei media – ma davvero si fatica a trovare un altro inganno che possa competere con quei 7 Tour De France rubati. Non ci sono sinonimi: il fisico di Armstrong non sarebbe riuscito a salire così disinvolto sulle cime francesi, con tutta l’adrenalina e la voglia di vincere che il ciclista poteva avere in corpo. Il suo genio malvagio, allora, ha partorito l’idea del secolo, cui l’imprevisto del cancro ai testicoli ha più giovato che nuociuto. Doparsi.

The Program, basato sul libro Seven Deadly Sins: My Pursuit of Lance Armstrong di David Walsh è un film che apparentemente non ti aspetteresti da Stephen Frears, lontano dai più intimi tormenti di My beautyful laundrette o dall’ironia distaccata di The Queen, per esempio. Questa storia è raccontata con grande partecipazione, mostra orgogliosa l’enorme lavoro di documentazione che dev’essere stato necessario per inscenare nel dettaglio quello che Armostrong e il suo team hanno fatto per anni. Procediamo con ordine.

Prima fase: Armstrong è un semisconosciuto ciclista americano che ha vinto molto in patria e vuole misurarsi con l’Europa. I risultati non lo gratificano. Decide allora di seguire l’esempio del medico italiano di un’altra squadra, Michele Ferrari, e di assumere EPO: una sostanza che migliora le prestazioni fisiche.

Seconda fase: Armstrong si ammala. Il tumore ai testicoli giunge quasi al punto di distruggere il suo sogno, ma non ci riesce: la sua ambizione è più forte. Armstrong è uno squalo.

Terza fase: Tornato in pista, Armstrong decide che non vuole perdere mai più e organizza un dettagliatissimo programma nutrizionale, ecco, per trasformare il suo corpo in una macchina inarrestabile. L’EPO è solo una delle tante sostanze che, ogni giorno, lui e i suoi compagni di squadra assumono (non vi diciamo in che modo per non rovinarvi l’attesa), ma è quella decisiva. Si tratta di un ormone che il corpo umano già produce e che regola, per farla breve, la quantità di globuli rossi presenti nel sangue. Più se ne aggiunge dall’esterno, più globuli rossi ci saranno, più ossigeno il sangue può trasportare, maggiori saranno le fatiche che l’organismo riuscirà a sopportare.

The Program, però, non è solo la cronaca di una vittoria scontata e scorretta: è anche un quadro impietoso e preciso su ciò che il mondo del ciclismo ha vissuto nel periodo che va, più o meno, dal 1990 alla confessione di Armstrong in diretta TV . Omertà, scarsità di controlli o elusioni troppo facili, conflitti d’interessi che nessuno, giornalisti compresi – o forse soprattutto i giornalisti –  aveva intenzione di rivelare. Ce l’ha fatta uno di loro, appunto, David Walsh, le cui supposizioni si sono trasformate in verità quando chi ruotava attorno al sole Armstrong – il giallo delle sue maglie come quello dell’urina sporca, più che di una stella che brilla – ha cominciato a confessare.

2 pensieri su “The Program – Stephen Frears, 2015

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