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Nausicaa della Valle del vento – Hayao Miyazaki, 1984

L’ecologia è probabilmente più di moda ora di quanto non lo fosse nel 1984, anno di uscita di Nausicaa della Valle del vento. Ed è già uno dei motivi per cui varrebbe la pena di (ri)vedere al buio, su uno schermo gigante e su una poltrona comoda il primo film di Hayao Miyazaki, che ha fondato la collaborazione col musicista Joe Hisaishi – elemento non separabile dalla poetica del regista – e ispirato la nascita dello Studio Ghibli.

Anno di utopie commerciali, il 1984 – ricordate lo spot che annunciava il primo Macintosh? – e letterarie: chissà se Orwell avrebbe sorriso o storto il naso a vedersi citato così. Anche Nausicaa, allora, s’inserisce in questa tradizione e racconta una favola ecologista ambientata nel consueto – il primo esempio, in realtà – universo di Miyazaki. Nonostante le differenze apparentemente macroscopiche che segnano le sue storie successive, infatti, esistono delle costanti visive e narrative – oltre alla già citata colonna musicale, sempre un passo avanti all’ordinario e uno indietro rispetto al melenso. I protagonisti, spesso eroine, sono anime con le quali è facile entrare in empatia perché attraversano una fase delicata della loro crescita come l’adolescenza, piena di contraddizioni e (piccole?) sofferenze che tutti noi abbiamo attraversato. La strategia felice del regista consiste nell’elevare questi sentimenti alla massima potenza, spostandoli:

  • a) su un piano di scelte etiche fondamentali (in che modo Nausicaa, regina della Valle del vento, riuscirà a salvare il suo popolo, cosa dovrà sacrificare?);
  • b) in un mondo a metà tra il fantasy e la fantascienza, che da quel momento in poi è sempre stato lo sfondo prediletto della squadra di lavoro di Miyazaki.

Ecco allora che la vita e la morte entrano con discrezione in gioco, accompagnate da divertissement grafici, e si rendono comprensibili a un pubblico di tutte le età (quasi), mettendo d’accordo gli estimatori della mitologia occidentale e nipponica – qui, per la verità, meno presente che altrove. Difficile infatti non scorgere Omero – ma chi non si ispira all’Odissea? -, oppure non vedere Nausicaa come un poema epico-cavalleresco spruzzato di tecnologia e futuro. Il pregio maggiore di questa narrazione, però, è nel rifiuto del manicheismo: i cattivi hanno anch’essi un cuore e una razionalità, i buoni non sanno sempre cosa sia più giusto fare. Proprio da qui deriva la forza e la persistenza di quello che ci possono insegnare: dalla difficoltà di compiere scelte tanto importanti.

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