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Southpaw – Antoine Fuqua, 2015

Rocky, Toro Scatenato: citiamo solo due diversissimi esempi di storie per immagini che hanno un pugile incazzato come protagonista. Anche in Southpaw Jake Gyllenhall interpreta quello stesso ruolo, sebbene la sua rabbia sia molto diversa dalla paranoica voglia di riscatto di Jake LaMotta e dalla furia dello stallone italiano, la cui rabbia viene fuori solo quando è sul punto di mollare. Billy Hope, invece, non aspetta così tanto: la rabbia è un suo modus vivendi, sul ring. Lui che non si sa difendere, dentro il quadrato e fuori, e che lascia sempre che sia qualcun altro a decidere per lui. La moglie Maureen (Rachel McAdams), il suo agente Jordan Maines (50 Cent), i suoi scagnozzi. Anche lui non ha trascorso un’infanzia idilliaca ma la sua carriera da puglie ha già saputo ricompensarlo: 43 scazzottate senza aver perso un solo incontro. Che succede, però, se per combattere la battaglia più difficile non basta allenarsi in una palestra?

Southpaw è pieno di quegli stereotipi gangsta americani cui molte serie tv ci hanno abituato (a partire da The Shield, scritta e prodotta dallo stesso sceneggiatore Kurt Sutter). Non ci dispiacciono perché sono funzionali al racconto, anche se spesso troppo enfatizzati da ralenti un po’ convenzionali e dal rap di Eminem (a onor del vero, il rapper meno vicino allo stereotipo statunitense già solo perché dall’aspetto ariano). Non ci dispiacciono, soprattutto, perché sono da subito mostrati in tutta la loro pericolosità e senza concedere troppo alla vanità. Ma non è solo questo ad averci convinto di più: una sceneggiatura che mette il suo protagonista sempre alle corde, appunto, permette alla storia di andare avanti e costringe il personaggio (l’autore) a trovare delle risorse non scontate e ogni volta più efficaci dentro di sé, pena la morte – in questo caso rappresentata dall’apparente fine della carriera di Billy e dalla paura di perdere anche la figlia, dopo la moglie. Ciò che però ci aspettiamo succeda nel finale, un po’ perché sarebbe stato un peccato che non finisse così – ma forse ne avrebbe guadagnato il realismo? – succede. Ma siamo disposti a perdonare perché Southpaw ricorda vagamente un altro film di Antoine Fuqua, forse quello che gli è riuscito meglio: Training Day.

Raramente un eroe fa tanta strada senza un mentore, reale o figurato. Billy non ce l’avrebbe fatta senza il suo secondo e vero allenatore Tick Willis (Forest Whitaker) esattamente come avviene tra Jake Hoyt (Ethan Hawke) e Alonzo Harris (Denzel Washington), con una fondamentale differenza: i ruoli del “buono” e del “cattivo” s’invertono, almeno finchè Billy non riesce davvero a risistemarsi la testa sul collo. Per il resto, ognuno a modo loro, entrambi gli allievi riescono a insegnare anch’essi qualcosa ai loro maestri. Uno dei questi ultimi, però, potrà avere l’occasione di ringraziarlo in futuro.

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