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Sole a catinelle – Gennaro Nunziante, 2013

Prendere in giro chiunque senza distinzione di razza, orientamento sessuale o partito politico, cominciando sempre da se stesso, è il perno della maschera di Checco Zalone. Da Zelig al cinema, il comico è riuscito ad adattare i suoi sketch e le sue storie al diverso mezzo con cui le ha raccontate, senza perdere la più riuscita delle sue caratteristiche: l’espressione del volto inebetita, quel sorriso con cui finge di aver capito tutto e in realtà non ha capito nulla. Ridendoci sopra, però, riesce sempre a rimanere in modo rocambolesco e onorevole nella sua beata ignoranza. Sole a catinelle ripropone questo leitmotiv, insieme alle battute estemporanee e un po’ volgari, perfettamente calate nel contesto e quindi appropriate. La differenza con gli altri due film dell’autore, Cado dalle nubi e Che bella giornata, è la “maturità” del personaggio che Zalone interpreta. Nel primo era un giovane terrone con un sogno, come potrebbe essere un qualsiasi studente fuori sede che vuole realizzarsi ad ogni costo. Nel secondo è ormai di casa a Milano e assapora la società lumbard, ritornando nella madrepatria solo per festeggiare gli innumerevoli e ingombranti parenti. Nel terzo capitolo di questa serie atipica è finalmente riuscito a costruirsi una famiglia e una carriera cui davvero aspirava, pur senza scrollarsi di dosso uno solo dei difetti – che per lui sono pregi – dell’italiano medio, o mediocre. Deve quindi tener fede alla promessa che, da buon padre giudizioso, ha fatto al suo bambino: portarlo in vacanza, pur senza un lira in tasca, se sulla sua pagella ci saranno solo 10.

Sei lettere: Londra, Parigi? No: è il Molise la destinazione , dove Checco cerca di raschiare il fondo del barile e vendere ai suoi ultimi parenti in vita le sue amate aspirapolvere, per non essere licenziato. Ma in Molise non ci sono bambini, la vecchia zia che li ospita forzatamente è tirchia e una serie di coincidenze e avvenimenti improbabili – ma la comicità demenziale giustifica tutto senza far apparire nulla posticcio – conducono padre e figlio dalle stalle alle crociere, mentre la moglie di Checco e madre di suo figlio (in realtà fa da madre a entrambi) lotta disperatamente con le sue colleghe per conservare il posto di lavoro. Dicevamo all’inizio che nessuno si salva dai tanti strali comici lanciati da Zalone: l’imprenditore che gioca a golf e l’operaia comunista e femminista, anche se pare evidente che verso gli uni si è più crudeli e verso gli altri si è più bonari. L’anima e la natura del comico, infatti, sono popolari: riescono a raggiungere un vasto pubblico e parlargli a più livelli, nascondendo qua e là una critica sociale anche sottile pur rimanendo leggero e non perdendo di vista il suo primo obiettivo: farci ridere e di gusto.

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