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Albert e il diamante magico – Karsten Kiilerich, 2015

Albert è un ragazzino sveglio che vive una rocambolesca avventura, ritrova un amico e insegue un sogno. Tutto grazie all’aiuto di un magico diamante. Ma è davvero magico, questo diamante? Non sappiamo cosa pensare, di fronte al titolo Albert e il diamante magico. Anzi, lo sappiamo fin troppo bene: una scorretta, infelice, pigra e indegna trovata per trascinare bambini e genitori al seguito in sala, abbindolandoli con un titolo che tanto potrebbe acchiappare ma che è ugualmente convenzionale. Perché non esiste nessun diamante magico: è un comune gioiello nel furto del quale Albert e il suo migliore amico Egon vengono coinvolti da tre ladri, organizzati nel prevedibile schema capo cattivo e furbo più tirapiedi stupidi.

Albert, e solo Albert, è infatti il titolo originale del film, tratto da un racconto dello scrittore Ole Lund Kierkegaard, e Albert doveva restare per onestà intellettuale. Perché pochi bambini, dopo la visione del film, si chiederanno cos’avesse di magico quel diamante. Ancora meno penseranno che la magia consiste nell’amicizia che i due personaggi consolidano e della serenità che portano nel loro villaggio; che andranno a caccia della metafora, come avrebbe fatto Troisi, e così via. È soltanto una scorrettezza. Saremmo anche disposti a non badarci troppo se ci trovassimo davanti a una storia da cardiopalma, uno di quei cartoni che gli adulti si concedono per far contenti i figli ma poi finisce che ridono anche loro. Non è il caso, anche se da questo momento in poi la responsabilità non è più della traduzione italiana. Albert non contempla nessun momento indimenticabile. La sceneggiatura procede troppo tranquillamente senza scosse; le sequenze in cui il piccolo Albert viene presentato lasciano immaginare uno sviluppo totalmente diverso, poco coerente con gli avvenimenti successivi. I dialoghi, spesso banali, e lo stratagemma non troppo astuto di raccontare ciò che non vediamo attraverso una sfera di cristallo, e non – per esempio – attraverso le reazioni dei personaggi, degli indizi o delle situazioni da cui dedurre, piuttosto che vedere, non possono che suggellare un giudizio davvero magro. Non sappiamo come fosse il testo di partenza e non lo giudicheremo: ci accontentiamo di non apprezzare molto la trasposizione poco lusinghiera del racconto.

Ecco l’articolo su Cinema4stelle.

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