ouija-locandina-recensione

Ouija – Stiles White, 2014

Quando ci prepariamo ad assistere a un film horror speriamo sempre che ci sia qualcosa di nuovo rispetto ai suoi predecessori. Non è semplice esaudire questo desiderio, certo, però è legittimo averlo. Non vogliamo essere costretti a scansare ancora una volta i luoghi comuni: ne basta un pizzico per inquadrare un genere, ma Oujia esagera e il piatto diventa immangiabile. Chiariamo perché.

Due ragazze amiche fin da piccole, Debbie e Laine, hanno spesso giocato con una tavoletta ouija (quelle usate per evocare gli spiriti dei morti) senza che sia mai successo loro niente di male. Crescendo, Laine ha smesso ma Debbie no. Conscia di questa debolezza, un giorno la confessa all’amica ma poi si giustifica, dicendo di aver bruciato proprio poco tempo prima la sua tavoletta nel camino di casa. Quando ritorna nella sua stanza, però, la ritrova ad aspettarla sul suo letto e s’impicca. Non immagina che Laine tenterà di richiamarla nel mondo dei vivi usando quella stessa tavola.

Non è giusto criticare un film (nella più comune accezione negativa, per questa volta, e non nel senso di sottoporlo a un esame completo) solo perché la trama ci sembra stantia. Dobbiamo cercare altre prove che smentiscano la nostra tesi, in primo luogo, e solo dopo non essere riusciti a smontare i nostri pregiudizi (maturati con tante e tante visioni) possiamo costruire la nostra tesi che, se non li conferma tutti – ed è sempre un dispiacere scrivere una recensione negativa – ne avvalora molti. Ouija, infatti, è un comune horror in cui un gruppo di persone comunica con i morti e ne sconta le conseguenze: se ti avvicini troppo al maligno, resti bruciato.

I cliché visivi e sonori non mancano, dagli oggetti che prendono vita ai rumori molesti agli scheletri nello scantinato. Per quanto ci sforziamo di trovare qualche motivo valido per uscire di casa, andare al cinema e pagare un biglietto, Ouija non ci aiuta a trovarlo perché gli manca il quid per essere ricordato. Non pretendiamo Shining, Suspiria, Alien o un corrispettivo del Lubitsch touch, ma ci piacerebbe essere gratificati con un po’ di originalità in più. Aspettiamo che Stiles White ce la dia, allontanandosi un po’ da quella che è difficile trovare nei film che ha sceneggiato in precedenza, tra cui The Possession e Boogeyman – L’uomo nero.

Ecco la recensione su Cinema4stelle.

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