I toni dell’amore – Ira Sachs, 2014

i toni dell'amoreTralasciando qualche scena un po’ irritante, come il coro tra amici dei primi minuti – vuoi per il doppiaggio, vuoi per qualche imbarazzo dettato dalla costruzione troppo artificiosa della spontaneità – I toni dell’amore è un film riuscito perché racconta senza sensazionalismi un dramma sociale e sentimentale. Una coppia, che dopo quasi trent’anni di convivenza si sposa e si gode il momento in luna di miele, trova una sorpresa sgradita al suo ritorno: uno dei due coniugi, George (Alfred Molina), direttore del coro in una scuola cattolica, si ritrova licenziato perché il vescovo non ha gradito il suo matrimonio. Suo marito Ben (John Lithgow), pensionato, non può mantenere la coppia con il tenore di vita cui si sono abituati. I due, allora, devono vendere subito la loro casa e cercarne un’altra più consona alle loro possibilità, separandosi e accettando un letto da amici e parenti, che spesso “non vorresti conoscere così a fondo”, come recita una battuta del film. Nonostante ci sia in ballo una palese ingiustizia che avrebbe potuto spingere il film su un versante più politico, la storia si concentra esclusivamente sul rapporto di coppia. George è stato licenziato da un vescovo ignorante perché è gay, ma ciò non dirige la trama verso una protesta sociale che, se ben orchestrata, non sarebbe scaduta al livello della maggior parte del dibattito mediatico televisivo, diviso tra buonismo e ipocrisia. Quello cui assistiamo è la sofferenza discreta di un uomo che fatica a trovare la sua dignità, senza un’occupazione e senza un letto suo; la speranza sul punto di affondare di un pensionato che comincia a sentire tutto a un tratto gli anni che ha sulle spalle. Per quanto la poesia del loro novello matrimonio possa sfilacciarsi, però, i due sono sinceramente innamorati l’uno dell’altro e l’avrebbero anche trovata, una soluzione: ma come possiamo intuire, se il film finisse così non varrebbe la pena di guardarlo, nemmeno se ci regalassero il biglietto. Quando stiamo per alzarci dalla poltrona, infatti, succede quello che amaramente speravamo (doveva succedere) sottolineato da una metafora visiva che si comprende a posteriori. Resta il rammarico per un personaggio che, forse, regista e sceneggiatore avevano immaginato come determinante: il suo sviluppo, però, pare incompleto e incoerente. Si tratta del nipote di Ben, Charlie (Charlie Tahan). Nella storia vorrebbe essere incomprensibile e imprevedibile perché adolescente, ma ci si auspica che in una narrazione anche l’incoerenza sia ricondotta in dei binari, per quanto irregolari possano essere.

Ecco la recensione su Cinema4stelle.

Commenti? :)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...