Giovane e bella – Francois Ozon, 2014

giovane e bellaGiovane e bella, e in cerca di un amore che non può certo essere soddisfatto da una sveltina sulla spiaggia con una fiamma estiva – non male, come prima volta – che si spegnerà con la fine della bella stagione. E che non è nemmeno destinata a trasformarsi in un piacevole ricordo, trasfigurato dal tempo, che cambia colore e si arricchisce di sfumature quanti più giorni passano. Quel sentimento di desiderio e inquietudine che sembra centrare la descrizione che ne fa Rimbaud nella poesia Roman (Romanzo), che la giovane e bella Isabelle crede di possedere, ma che presto corrompe e trasforma in amore a gettoni.

Non sappiamo se è solo un atto di ribellione adolescenziale o sete di una nuova esperienza, noleggiare il proprio corpo spacciandosi per maggiorenne. O quanto diventa divertimento, avidità, gratificazione nell’apprendere come soddisfare e soggiogare per quei pochi istanti i suoi uomini. Quello che percepiamo, però, è la solitudine di una ragazzina e il suo tentativo maldestro di uscirne: il primo merito di Ozon è mostrarci tutto questo senza che un giudizio, una morale, invadano la narrazione e mettano in ombra il montaggio, ad esempio, rivelatore degli stati d’animo di Isabelle grazie al frazionamento del suo corpo; o la recitazione della stessa ragazza, volutamente dimessa. Spesso, infatti, bastano le sue labbra increspate o imbronciate a far trapelare cosa pensa, cosa vede ma soprattutto cosa non vorrebbe essere: una puttana. E non solo nell’accezione primaria del termine, ma in quella più estesa di persona che non riesce a innamorarsi. Nemmeno in questo caso sappiamo perché, ma non è questa la domanda che merita una risposta. Eccone una che, invece, la meriterebbe: se non sono in grado di amare gli altri, sarò mai in grado di amare me stessa? O almeno di ritrovare una parvenza di serenità, che mi aiuti a definire cosa non sono, nell’attesa di una risposta definitiva sulla mia identità?

Le quattro stagioni scandiscono in modo netto questo processo di dolorosa maturazione, segnato da tre cesure nette: il finale, spiazzante ma che appare il migliore tra quelli disponibili, lascia infatti aperta l’intercapedine tra la primavera e il ritorno dell’estate, come aperta e indefinibile è l’adolescenza e il suo gettarsi nella giovinezza. Senza più alcun tipo di verginità, ma senza il bisogno di perderla ancora.

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