I sogni segreti di Walter Mitty – Ben Stiller, 2014

walter mittyUna premessa doverosa, in base alla quale orientare il giudizio sui Sogni di Walter Mitty. Ancora una volta, il titolo originale restituisce una sfumatura di senso un po’ più raffinata: The secret life of Walter Mitty, perché è quella la vita che per lui ha il significato più profondo. La nube di sentimentalismo è sempre in agguato ma Ben Stiller riesce a tenerla a bada perché non si dimentica che ha interpretato anche ruoli demenziali. Non lo ostenta ma non cerca nemmeno di nasconderlo, trovando l’equilibrio per un personaggio timido, imbranato, alla ricerca di affrancarsi da una vita troppo ordinata, povera di adrenalina. Walter, infatti, è il responsabile dei rullini che arrivano alla redazione di Life. Non riesce però a trovare il numero 25, quello che finirà sull’ultima copertina del magazine, prima che la versione cartacea – e centinaia di dipendenti – siano sostituiti dal sito web della rivista. La sua chiamata all’azione diventa irrinunciabile quando capisce che forse è l’ultima: non per far ricordare al suo nuovo capo il suo nome, ma per avere più stima di sé e per ottenere almeno un occhiolino, a winkle, dalla sua amante virtuale. Parte quindi la sua avventura, durante la quale le proporzioni tra sogni a occhi aperti e realtà cambiano progressivamente fino a invertirsi; traguardo qualche momento prima impensabile per chi, rinchiuso in un gigantesco archivio di negativi, poteva solo catalogare i viaggi di qualcun altro.

Punteggiata da numerosi a parte, in cui Walter dà sfogo alle proprie fantasie, alla propria vita segreta eclissandosi dalla realtà, la storia di quest’uomo rappresenta il bisogno di lasciarsi andare, di andare noi stessi via dal quotidiano. Sia per scoprire capacità che abbiamo, ma che non siamo mai riusciti a tirar fuori, sia per riassaporare il ritorno alla vita di tutti i giorni. Che sarà tranquilla, ma non più monotona perché avremo qualcosa da raccontare, faccia a faccia. È il racconto magari è solo una rampa per ricordarci che potremmo – o dovremmo – intraprendere un altro viaggio. Senza il bisogno di immortalarlo a tutti i costi, ma ricordandocelo solo come un ghost cat.

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