Diaz – Don’t clean up this blood – Daniele Vicari, 2012

Per chi se lo fosse perso, riproponiamo la recensione di DIAZ, in onda ieri sera su Rai3.

diaz-vicariIl sangue non è stato lavato via ma è sbiadito poco alla volta e non ne rimangono che aloni dimenticati, come i responsabili di quel massacro: ancora tanti, forse destinati alla prescrizione o alla totale assenza di condanna [al momento della prima stesura della recensione, maggio 2012]. Se non lo sapessimo ancora, infatti, i titoli di coda ci avvertono che il reato di “tortura” non è previsto dal codice penale italiano. Non sarà quindi fatta giustizia per i manifestanti pacifici del G8, italiani e stranieri, vittime di un’orgia di botte che bastava il napalm a trasformare nel Vietnam.

DIAZ è un film necessario ma del quale sconsiglio la visione ai deboli di cuore e di stomaco. La storia incentra la sua attenzione sull’irruzione della polizia nella scuola Diaz, appunto, che in quel momento era la sede dell’Indipendent Media Center italiano e del Genoa Social Forum: organizzazioni apposite per gestire l’enorme flusso di manifestanti giunti a Genova e informare al di fuori dei canali istituzionali. Se è innegabile che le proteste pacifiche siano spesso sporcate da episodi di vandalismo, sfruttate dai violenti per sfogarsi e restare anonimi, è pur vero che la polizia non ha esitato un attimo a scendere al livello dei facinorosi. Forze si, ma non dell’ordine, se per ristabilirlo hanno scelto di aggredire senza distinzioni chiunque si trovasse nel loro raggio d’azione. I corridoi e la palestra della scuola, infatti, sembrano la stanza in cui un macellaio alle prime armi prende confidenza con costate, muscoli, cervello e trippa. Il teatro del macello è il luogo d’incontro anche casuale dei vari personaggi raccontati, tra cui: il giornalista Luca Gualtieri (Elio Germano); l’ex militante della CIGL Anselmo Vitali (Renato Scarpa); l’anarchica Alma Koch (Jennifer Urlich), che partecipa agli scontri per poi occuparsi della ricerca delle persone scomparse. A vedere le macchie del loro sangue per terra, così denso e così tanto, sembra pure che qualcuno avesse rovesciato passata di pomodoro correndo e urlando, schizzando qua e là le ultime gocce ribelli. E se ci venisse il dubbio che Vicari abbia esagerato, basta dare un’occhiata ai servizi dei giornalisti, ospitati anche sul sito ufficiale del film: non ha esagerato.

La ricostruzione dei pochi eventi è realistica, sufficiente e necessaria, e non è piatta la caratterizzazione dei personaggi: il giornalista un po’ idealista ma sotto sotto impreparato, che non ha realmente idea del casino in cui si sta cacciando; i manifestanti violenti, che a disastro compiuto sembrano rendersi conto che un po’ di responsabilità ce l’hanno anche loro. Accanto ai cattivi cattivi, poi, c’è uno spazio per una presa di coscienza – seppur minima e tardiva – di qualcuno tra i poliziotti, come il vicequestore Max (Claudio Santamaria). “I’m sorry” dice a un certo punto a una ragazza, tedesca, che medica come può i cocci del volto di Alma e gli ringhia addosso che servono delle ambulanze: arriveranno soprattutto altre botte e condanne, soprattutto dalla parte sbagliata.

 

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