Anarchia. La notte del giudizio – James De Monaco, 2014

the purgeStati Uniti d’America, futuro prossimo. Il “giorno del giudizio”, o meglio l’epurazione (the purge) è arrivato: da mezzanotte all’alba nessun reato è più perseguibile per legge, in un’enclave del crimine in cui la sola limitazione riguarda il calibro delle armi consentite. Fioccano le statistiche su presunti miglioramenti della qualità della vita che questo nuovo rito avrebbe apportato al Paese: meno disoccupazione, tra gli altri, ed è facile intuirne il motivo. In questo scenario quasi apocalittico come in un videogioco stealth, due coppie di personaggi, una madre con la figlia e due coniugi sul punto di divorziare, cercano di sfuggire alla rabbia (catartica?) dei loro concittadini; il quinto, invece, interpretato da Frank Grillo, vuole approfittarne per regolare i conti con il suo passato.

La prima metà del film, in cui ognuno va per la propria strada e cerca senza successo di cambiare il proprio destino, è la più riuscita ed è quella che scorre più velocemente: alternare le tre storie contribuisce ad aumentare la tensione, perché è sempre ciò che potrebbe accadere a suscitare più ansia di quello che si vede. C’è chi si barrica in casa aguzzando le orecchie, sperando che i rumori esterni siano sempre lontani dal suo appartamento; chi corre a piedi verso un riparo sicuro perché la sua macchina si è fermata nel mezzo di un viadotto; chi infine rispolvera il proprio arsenale e caccia il suo obiettivo, finché il suo cuore ruvido non cede alla tentazione di salvare la prima coppia di personaggi, madre e figlia, e di accollarsi anche il destino della seconda. Da questo momento in poi, forse comprensibilmente, l’andamento della storia si fa più prevedibile, se si esclude qualche momento in cui le svolte narrative aggiungono un po’ di sale alla trama. Tutto è coerente, forse fin troppo in un contesto che poteva permettere un po’ d’incoscienza e di egoismo in più anche da parte dell’eroe. Ciò che resta più impresso nella memoria, allora, è lo stile delle riprese e del montaggio, punteggiato da ralenti che enfatizzano le emozioni dei personaggi e mettono in dubbio la loro condotta, o fungono da segno di riconoscimento puramente estetico. Meritano una menzione particolare i titoli di coda, che paiono ispirati a quelli di Seven per il modo in cui si servono del compositing, e che forse suscitano una soddisfazione anche troppo alta rispetto alla narrazione che chiudono.

Ecco la recensione su Cinema4stelle.

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