Sulla strada di casa – Emiliano Corapi, 2012

Sulla-strada-di-casa-cover-locandinaSulla strada di casa è il primo lungometraggio di Emiliano Corapi, road movie che ha sia scritto sia diretto e che ha vinto il Premio speciale della Giuria ad Annecy 2011, oltre a quello come Miglior Opera Prima a Maremetraggio 2011. Non che i premi siano di per sé la garanzia della bontà di un film – ma questo succede soprattutto per quelli più commerciali e chiacchierati – ma tali testimonianze riconoscono a questo thriller il valore che esprime la sua fotografia, il suo montaggio, la sua regia, la sua sceneggiatura.

Alberto (Vinicio Marchioni) è un piccolo imprenditore che, per migliorare la situazione precaria della sua ditta, accetta di esporsi come corriere per un gruppo di delinquenti, forse contrabbandieri. Quando un altro gruppo di malviventi piomba in casa sua e lo ricatta, intimandogli di consegnare a loro il prossimo carico, il padre di famiglia ha un problema in più da risolvere: mentire ai vecchi e nuovi ricattatori e a se stesso, improvvisandosi antieroe per salvare la moglie (Donatella Finocchiaro) e i figli. La nostra penisola, attraversata in lunghezza sull’autostrada che scende dal Nord a Reggio Calabria, è il teatro del suo dramma, che a tratti ricorda Duel e Psycho, i cui archetipi sono curiosamente rovesciati: è Alberto che insegue, essendo però schiavo del suo bersaglio, ed è ancora lui che fugge senza un maltolto da nascondere e sapendo bene dove vorrebbe andare, ma anche dove non può restare. Il merito del film è far riflettere il malessere del protagonista nella sua fotografia, grigia ed essenziale; nel montaggio, che punteggia il presente con dei mini-flashback inseriti per spiegare la personalità di Alberto e fargli compiere le sue scelte, giuste o sbagliate che siano; nella regia e nella sceneggiatura che gestiscono in modo convincente la suspense, pur con pochi elementi a disposizione – un attore, un angolo buio, conversazioni smozzicate – e senza tante svolte narrative clamorose. Ce n’è una, di cui taceremo per chi non avesse visto il film, che esprime tutta l’insicurezza e la disperazione accumulate da Alberto durante la sua vita, condensata in questo viaggio. E che non tradisce lo spirito del film: raccontare un dramma sociale e individuale, senza il bisogno di ostentare.

Paolo Ottomano

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