Machete Kills – Robert Rodriguez, 2013

MACHETE KILLSÈ il secondo episodio della saga, Machete, e prelude al terzo, Machete Kills Again in Space. È un film diretto principalmente a un pubblico ben preciso, o almeno così è lecito presumere: gli amanti dei film pulp, d’azione, dell’ironia e del cinema inteso come luogo per esibire se stesso in modo goliardico e citazionista. Perchè Machete Kills è un pastiche di più generi narrativi ed estetici: a denunciarlo iniziano i titoli di testa e la pubblicità con le anticipazioni del capitolo successivo all’interno del film, come se fossero stati girati in pellicola e fossero stati rovinati dall’usura, risultato di infinite proiezioni in piccole sale di periferia. È il modus operandi di Robert Rodriguez, che dopo aver spesso lavorato in coppia con Quentin Tarantino si è messo in proprio con dei risultati comico-demenziali soddisfacenti – per chi ha il senso dell’ironia, è bene precisare. Resta pur sempre una parodia di b-movies, trash, di curata qualità estetica ma di imbarazzante povertà narrativa e recitativa. Resta la certezza che come trailer, quindi come vignetta brevissima, l’ironia di Machete & co. è più divertente.
Scorrere la lista degli interpreti o redigerne una dei film o delle situazioni citate nella storia è l’avvisaglia della conoscenza del cinema di genere e della sua ripoposizione in chiave ludica del regista, che è anche ideatore del soggetto e direttore della fotografia. Accanto a Danny Trejo e a suoi fedeli compagni come Michelle Rodriguez e Jessica Alba (ma solo per qualche minuto) sfilano infatti Mel Gibson, Antonio Banderas, Lady Gaga, Cuba Gooding Junior, Amber Heard, Sofia Vergara, Charlie Sheen, Demiàn Birch, Walton Goggins (The Shield), Tom Savini (ricordate, oltre al primo Machete, Dal tramonto all’alba?). Non è la trama che conta, mero collante per far agire i personaggi (tutti stereotipi, ma è proprio questa la forza demenziale del film). Sono le armi: reggiseni-mitra, machete-coltellini svizzeri, pistole disintegranti, eliche di motoscafi e di elicotteri, cappi che non sono abbastanza stretti da uccidere. Sono i luoghi comuni sulla rivalità tra Messico e Stati Uniti, pretesto per richiamare (volontariamente o no) la serie televisiva The Bridge, sia nel personaggio di Marcos Mendez (Demiàn Birch) che nel tunnel che attraversa il confine. Sono le citazioni più esplicite, quella a La Maschera di Ferro e soprattutto a Star Wars, che promettono di essere approfondite nel prossimo sequel. Atteso con ansia.

Paolo Ottomano

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