Miss Violence – Alexandros Avranas, 2013

miss_violenceMiss Violence è un titolo forse fuorviante, su cui si riflette un po’ dopo l’uscita dalla sala: può infatti ricordare film come Lady Vendetta, Kill Bill, storie di eroine che uccidono per soldi, istinto o necessità. La Violenza cui il titolo si riferisce, però, pare essere un’entità astratta o la somma di più personalità oppresse, costrette quindi a sposarla. Procediamo con ordine: la famiglia è composta dal padre (Themis Panou), dalla madre (Rena Pittaki), dalle figlie Eleni, Myrto e Angeliki. Eleni ha due figli a propria volta, Alkmeni e Philippos. La storia comincia quando Angeliki procede lemme lemme verso il balcone, dopo aver spento le undici candeline sulla sua torta di compleanno, e si butta giù. Se ne va in silenzio, decisa, come se avesse ponderato l’uscita di scena più eccentrica e dolorosa possibile. Perchè? C’è forse speranza di catarsi per qualcuna delle sue sorelle?

Il padre gestisce la tragedia in modo freddo, ordinato, come in una catena di montaggio e in armonia con la fotografia del film; c’è solo un momento in cui si lascia andare alle lacrime. Dopo aver visto tutto il film sarà chiaro definitivamente il valore di quel pianto, forse sincero ma foriero di contraddizioni che sono troppo comuni in un modello di famiglia patriarcale bigotta. Nessun altro in casa è capace di fronteggiare la disciplina tanto rigida quanto irrazionale dell’uomo, di reagire alle sue continue violenze psicolgiche, delle mortificazioni cui a turno madre, figlia e sorelle devono assistere.La speranza di una catarsi si fa più rarefatta man mano che ci si avvicina alla fine del film: nella prima metà si desidera che arrivi subito, vista la lentezza con cui si svolge la trama. Il ritmo della storia è infatti regolare ma compassato, i rapporti tra i personaggi emergono poco alla volta. Chi è la madre o la sorella di chi è una domanda senza risposta fino almeno all’ora di proiezione, ma riflettendoci a film finito è giusto che sia così: la confusione iniziale è fastidiosa, è innegabile, ma l’ultima mezz’ora di film ripaga l’attesa quasi estenuante dei restanti 69 minuti. Miss Violence, violenza senza sangue – o quasi: la peggiore.

Paolo Ottomano

Ecco la recensione su Cinema4stelle.

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