Hitchcock – Sacha Gervasi, 2012

hitchcock_locandinaAncora una volta le aspettative: il più grande nemico dello spettatore, del critico, del cinefilo, del regista, dell’attore. Di tutti quanti, insomma, ed è impossibile non tirarle in ballo quando si va a vedere un film che comincia – e finisce – per Hitchcock.
C’era stato un film per la televisione prodotto e trasmesso dalla HBO, The Girl (Julian Jarrold, 2012), che pure parlava del regista britannico (interpretato da Toby Jones) e dell’ossessione per i suoi film, per le sue innumerevoli bionde protagoniste. Il ritratto complessivo era quello di un uomo viscido e solo, a metà strada tra il desiderio di possedere la vita e il sesso delle sue attrici e la disperata consapevolezza della sua impotenza, del dolore e dell’ingratitudine verso la sua fedele compagna di vita e lavoro: Alma Reville in Hitchcock, appunto. Il personaggio che interpreta Anthony Hopkins, invece, è un uomo più tranquillo e bonario, che comunque non nasconde il desiderio, l’attrazione per le stelle dei suoi film: ne contempla inquieto i volti bellissimi ritratti nelle fotografie, conservate con cura nel suo studio. In quest’interpretazione e in questa sceneggiatura, però, prevalgono la delusione e la rassegnazione: perchè le sue star, come Grace Kelly o Vera Miles, lo hanno abbandonato? Perchè hanno scelto la famiglia, per esempio, invece di un posto assicurato sui tappeti rossi di Hollywood per almeno un ventennio? La domanda più importante, però, è: come può Alfred Hitchcock riconquistare l’amore di Alma, che è sempre stata al suo servizio e che ha sentito il bisogno di evadere?
Proprio su questa domanda tornano prepotenti le aspettative a rovinare tutto. Nonostante il film si concentri proprio sul rapporto tra marito e moglie e non tanto sui retroscena di Psycho, infatti, i conflitti non sembrano condotti abbastanza in profondità. Non ci sono dei momenti in cui, sul serio, sembra che le incomprensioni tra i due – che pure devono essere state profonde, dolorose – possano andare molto oltre le scaramucce à la Casa Vianello. Il climax non pare soddisfacente, per quanto è convenzionale e sbrigativo. Ed è un peccato, perchè il cast (Hellen Mirren, Scarlett Johansson, Jessica Biel, Toni Collette, tra gli altri) lasciava sperare in qualcosa di meglio. È un peccato perchè la parte meno oscura e più ironica di Hitchcock, carica comunque di humor nero inglese, è ben riuscita; e anche perchè Hopkins interpreta in modo credibilissimo e senza sbavature Hitchcock, che nel doppiaggio italiano ha la voce di Gigi Proietti: quest’ultimo, invece, pare poco adatto al personaggio e al corpo del regista. È un peccato perchè il trucco, affidato alle mani di Gregory Nicotero (The Walking Dead) fa sembrare Anthony Hopkins ingrassato davvero, dettaglio comunque influente per la sospensione dell’incredulità. È un peccato, infine, perchè il capitolo Psycho – con cui comincia e finisce la storia – è trattato solo superficialmente: un affondo deciso, in questo caso, non avrebbe guastato.

Il film sarà al cinema dal 5 aprile e la sua recensione è presente anche su Cinema4stelle.

Paolo Ottomano

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