Quartet – Dustin Hoffman, 2013

locandina_quartetBeecham House è una residenza per musicisti e cantanti lirici in pensione, proprio come la Casa di riposo per musicisti che Giuseppe Verdi istituì a Milano nel 1896. Le leggende del teatro lirico inglese sono radunate tutte lì, in attesa dell’avvenimento dell’anno: commemorare la nascita del compositore italiano con una serata di gala, in cui tutti si esibiranno nei pezzi forti dei propri repertori. Quello che non sanno e che tre di loro in particolare non crederebbero mai, Reggie (Tom Courtenay), Wilf (Billy Connolly) e Sissi (Pauline Collins), è che un’altra persona impreziosirà la manifestazione: Jean Horton (Maggie Smith), un tempo quarto componente dello storico quartetto del Rigoletto. Ma qualcuno dei tre non accoglie con favore la notizia.

Inutile negare che il pezzo forte di Quartet è la colonna musicale, costellata di capolavori e non solo di Verdi, che comunque spadroneggia: figurano anche Bach, Boccherini, Haydn, Rossini, che sottolineano talvolta le svolte narrative ma più spesso fungono da intrattenimento durante le prove per la serata di gala. Sebbene la storia, che parla di antichi rancori e orgoglio ferito, sia più che prevedibile e alcune scene siano francamente imbarazzanti – soprattutto il dialogo tra l’insegnante Reggie e un rapper nero durante una lezione di musica, fiera degli stereotipi che il doppiaggio rende ancora meno sopportabile – l’atmosfera non precipita, soprattutto grazie ai personaggi di Wilf e Sissi. Il primo è un amabile vecchio sporcaccione, che – a dire suo, ma non degli altri – ama corteggiare le donne di qualsiasi età e ha qualche problema a censurarsi; ha la battuta sempre pronta e la capacità di sdrammatizzare in ogni circostanza. Sissi ha invece qualche problema con la memoria e con il suo passato, che spesso la fanno sembrare assente, ma che altrettanto spesso fanno provare molta tenerezza… soprattutto al pensiero che tra qualche decennio potremmo esserci noi al suo posto. La sceneggiatura, soprattutto nel caso di questi due personaggi, è frizzante e strappa un po’ di risate, tutte comunque circoscritte al singolo episodio. Insomma: se ci capitate per caso non è tempo sprecato. Sarà che, letto il nome di Dustin Hoffman alla regia e avendo solo letto il titolo, senza trailer o locandina al seguito, ci si poteva aspettare qualcosa come Marathon Man o The Graduate

Ho già pubblicato quest’articolo su Cinema4stelle.

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