Fargo – Ethan & Joel Coen, 1996

fargo_locandinaFargo è un bel film nonostante sia difficile classificarlo o forse proprio per quel motivo, come una buona parte dei film dei fratelli Coen. Anche la dicitura “tratto da una storia vera” non aiuta molto, dato che la realtà si permette delle licenze che una storia, spesso, non può reggere. In questo caso, caratteristiche che a volte compaiono involontariamente in un film e ne smorzano la forza, qui sono cercate e fanno da perno alla vicenda senza apparire fuori luogo. Fargo è questo: Jerry, il responsabile delle vendite di una concessionaria in difficoltà economiche, inscena il rapimento di sua moglie. Vuole ottenere parte del riscatto che il suocero pagherà per riavere sua figlia.

Nessun personaggio del film sembra essere vero o finto al 100%. Proprio su questa soglia di ambiguità si muovono Jerry, che non sembra in grado di reggere il segreto eppure dispensa sorrisi forzati a tutti; i due rapitori che ingaggia, tanto spavaldi quanto pasticcioni (uno dei due è Steve Buscemi); la moglie, che definire psicopatica è forse troppo ma chiamarla normale è riduttivo; la poliziotta che indaga sulla scia di crimini che i rapitori si lasciano incautamente dietro, in cui è ancora più difficile isolare quale sia l’elemento di stranezza nel suo comportamento. C’è qualcosa di disturbante, fuori dal comune, forse più merito dell’attrice (Frances McDormand) che della sceneggiatura in sé. Eppure, ognuno di loro porta avanti il suo compito e riesce anche con un discreto successo a ottenere quello che vuole, finchè la situazione precipita per quasi ognuno di loro.

Le prime inquadrature di Fargo ricordano l’atmosfera di Misery non deve morire (Misery, Rob Reiner, 1990). Non c’entrano molto l’uno con l’altro: più tensione nel primo, più momenti di distensione e riflessione nel secondo; personaggi più netti e apparentemente condannati al loro destino nel primo, figure più liquide nel secondo. Entrambi, però, raccontano una tragedia che comincia nella neve, in un paesaggio così bianco che non si distingue l’orizzonte dal prato innevato. Tanto più bianca è la neve, però, tanto più rosso pare il sangue che la colora. Che sia per un motivo ben preciso o per l’evasione dalla noia e dalla routine, è sempre necessario versarlo per capire che, alla fine, non era necessario.

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