Lawless – John Hillcoat, 2012

“Mmmhhh”.

Lawless è, in poche parole, un film in cui dei gangster cercano di difendere la loro distilleria, che si ingrandisce sempre più, dagli agguati della polizia corrotta. Il male, infatti, è incarnato dallo sceriffo appena arrivato in città: Charlie Rakes (Guy Pearce).

Il bene, invece, sono i tre fratelli Bondurant: Jack (Shia Lebeuf), Forrest (Tom Hardy) e Howard (Jason Clarke), che non potrebbero essere più diversi e più complementari tra loro. I guai cominciano infatti quando Jack, il più piccolo di loro, decide di entrare negli affari dei fratelli: trattare direttamente con i clienti senza calcolarne i rischi e portandosi a spasso il suo amico Cricket Pate (Dane DeHaan). Potrà mai morire, un eroe nascente desideroso di fare le scarpe allo sceriffo cattivo, da una parte, e di mostrare una volta per tutte ai fratelli maggiori che è in grado di essere un criminale, dall’altra? No. Potrà sembrare fuori luogo paragonare Lawless al Film di gangster per antonomasia, ma tutti siamo umani e tutti abbiamo bisogno di fare confronti. Il Padrino non è obsoleto a quarant’anni dalla sua uscita; Lawless, invece, corre speditissimo verso questo baratro – senza bisogno che passino quarant’anni – perchè la sceneggiatura, scritta da Nick Cave, apprezza molto i luoghi comuni, le battute proprio da gangster e così via; non ne è piena, ma ce n’è quanto basta per scuotere amareggiati la testa già dalla prima volta. È un peccato, perchè la storia si prende molto tempo per caratterizzare accuratamente i personaggi. Nel caso di Forrest, si tratta (tra l’altro) di un dettaglio che risulta comico nel ripetersi uguale nelle circostanze più diverse: un mugugno che è tutto il personaggio; Howard risulta molto credibile come burbero, pazzo, infido. Jack, invece, è un puledro che ha paura di correre, ma che quando ci è costretto non c’è più briglia che basti a frenarlo.

Scenografie, atmosfera e in generale la ricostruzione dell’ambiente è davvero precisa, come siamo soliti aspettarci e, soprattutto, come è lecito fare da un budget di circa 26 milioni di dollari. La storia, però, è sempre più importante. È una storia gradevole, nel complesso, ma prevedibile. Tutti ne abbiamo bisogno, qualche volta, ma è giusto riconoscerle per quello che sono: niente di imperdibile.

Ho già pubblicato quest’articolo su Cinema4Stelle.

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