Itaker. Vietato agli italiani – Toni Trupia, 2012

Benito e Pietro sono due itaker, italianacci emigrati in Westfalia negli anni ’60 del miracolo economico tedesco. Il primo è un ex galeotto, il secondo è un bambino di 9 anni che ha appena perso la madre. Sono partiti insieme per la Germania perchè devono ritrovare il padre di Pietro, emigrato molto tempo prima; ma questa storia sembra solo una scusa. Benito, infatti, vuole tornare nella baraccopoli operaia di Bochum dove lavorava, prima di finire in un carcere italiano, per coprire la sua attività di magliaro. Il suo boss Pantanò, napoletano come lui, sembra volergli concedere quest’opportunità e lo manda di nuovo a contrabbandare stoffe per la Westfalia del Nord.

Due riferimenti emergono spontaneamente guardando le prime sequenze di Itaker: I magliari (Francesco Rosi, 1959) e Cafè Express (Nanni Loy, 1980). Il primo paragone si spiega da sé mentre il secondo è meno immediato. Ci vuole qualche minuto per carburare e rendersi conto che il napoletano Benito Stigliano, interpretato in modo credibilissimo da Francesco Scianna, ricorda seppur vagamente Nino Manfredi, anch’egli a spasso con un ragazzino che è sia un peso che una compagnia. Non sono riferimenti azzardati perchè Itaker, a una prima visione e sicuramente anche alle successive, è un bellissimo film. I particolari che colpiscono prima degli altri sono i colori: freddi, spenti, illustrano in modo appropriato il tono dominante della vicenda, abbandono e ricerca di una famiglia al tempo stesso. Le musiche accompagnano con discrezione e molta malinconia i personaggi che, se potrebbero cadere facilmente in degli stereotipi, si reggono invece in piedi senza fatica. Tutto ciò non è che la cornice di una sceneggiatura, scritta a sei mani, con molta cura: l’ambientazione è lasciata intuire e mai segnalata esplicitamente, fatta eccezione per una o due battute nei primi minuti. Ogni evento, ogni parola, ogni situazione non è mai isolata, trova sempre un elemento che la completa o che ne spiega il senso: non se ne citerà nessuno per non fare il minimo spoiler. Il rapporto tra Pietro e Benito cresce spontaneamente e rispettando i giusti tempi di lievitazione, senza trasformare la storia di un emigrante in un trattato sociologico o in una caricatura. Non manca poi la linea narrativa amorosa, antidoto necessario alle sofferenze dei due itaker che le ronzano attorno e fulcro di altri conflitti, che spingeranno Benito a prendere la sua decisione finale.

Non è facile raccontare la storia di un operaio immigrato con un figlio acquisito cui badare: il sentimentalismo è sempre in agguato. In questo caso, i toni tragici sono diluiti con molta maestria in momenti più sereni, in cui non si può non sorridere. Guardate questo film, in sala dal 29 novembre!

A breve anche su Cinema4stelle.

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