Hotel Transilvania – Genndy Tartakovsky, 2012

I mostri fondamentali della tradizione fiabesca e cinematografica ci sono quasi tutti: lupo mannaro con moglie e cucciolata; Frankenstein e consorte; la Mummia, l’Uomo Invisibile, reso per l’occasione con un paio di occhiali; zombie facchini tanto brutti quanto servizievoli. Tutti sono ospiti dell‘Hotel Transilvania, la dimora che Dracula costruisce appositamente per tenere al riparo la propria unica figlia da quei cattivoni che sono gli umani, rei di aver… troverete la risposta prima di arrivare in fondo alla recensione.

Quello che potrebbe rendere Hotel Transilvania un simpatico cartone animato sono le animazioni, le gag in cui sono coinvolti i mostri, che, seppure talvolta scontate, caratterizzano brevemente e chiaramente i personaggi principali e secondari. Anche l’introduzione sembra condurre in un luogo pieno d’avventura, dal momento che uno dei tanto temuti e reificati umani arriva per caso nell’hotel – per un attimo sembra di ricordare la porta girevole de L’ultima risata di Murnau… un caso? – e costringe Dracula a tenere il segreto e tirare la corda finchè può. L’avventura, però, non arriva. La maggior parte del film, che espande i 91 minuti di durata in qualcosa di apparentemente molto più lungo, procrastina il momento in cui dovrebbe succedere qualcosa fino all’infinito, salvo tentare poi di togliersi dall’impiccio abbondando con le gag o con dei diversivi, che allungano solo il brodo nella minestra. Alcuni suscitano sincere risate, sicuramente i bimbi in sala apprezzeranno, ma Hotel Transilvania non è uno di quei cartoni da rivedere.

Ci sarebbe, in realtà, un grande potenziale in quest’idea: sarebbe stato molto interessante approfondire il conflitto tra mostri e umani, affrontato in ogni salsa ma sempre efficace per coinvolgere e rappresentare emozioni senza scadere nel melenso. Solo un tridente di personaggi come Dracula, sua figlia e un umano giunto all’improvviso sarebbero bastati per garantire alla storia quel pepe che non avrebbe permesso previsioni così esatte sul suo svolgimento. È pur vero che spesso, per funzionare, una storia deve avere un solido scheletro e un finale necessario, riscontrabile a posteriori già nell’inizio, ma il grande merito di un film è quello di nascondere quello scheletro sotto un abbondante strato di carne, magari anche corrotta.

Ho già pubblicato quest’articolo su Cinema4Stelle.

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