Killing them softly – Andrew Dominik

Jackie Cogan è il nome del sicario che deve riportare l’ordine un una comunità criminale, dopo che due ladri improvvisati hanno rapinato una partita di poker, prosciugando le casse dei boss locali. Non basta: il loro mandante sfrutta una rapina che uno dei boss (Ray Liotta) aveva fatto in precedenza, imbrogliando i suoi compagni e confessando il fatto. Era ubriaco e tutti avevano creduto che schrezasse, ma un secondo colpo potrebbe incastrarlo definitivamente e distogliere i sospetti da chiunque altro.

Jackie Cogan è Brad Pitt, protagonista e produttore del film, che a detta del regista e sceneggiatore Andrew Dominik del film avrebbe accettato direttamente via sms. Non è semplice immaginare come dev’essere uno scambio di sms, ma grosso modo dovrebbe essere andata cosi. «Ciao Brad. Che ne dici di fare un film da Cogan, il noir di Higgins?». «Certo!». Sorpreso da una risposta così repentina, Dominik deve aver pensato che Brad Pitt lo prendesse per il culo, e anche il produttore che Dominik ha contattato ha rifiutato l’offerta. Peccato, ci ha pensato lo stesso attore a farlo e con discreto successo. Il film ha un merito, al di là delle performance convincenti di tutti gli attori – soprattutto quella di James Gandolfini, disgustoso in modo realistico e non da macchietta; al di là della storia, godibile e a tratti divertente, soprattutto per la critica politica e per freddure che apprezza chi mastica un po’ di cultura contemporanea statunitense.

Cogan ha il merito di far conoscere il romanzo omonimo da cui è tratto e il suo autore, George V. Higgins, maestro del noir e di Elmore Leonard per sua stessa ammissione e precursore dello stile dei dialoghi che diremmo à la Tarantino. D’ora in poi, diremo à la Higgins. Questo pregio rappresenta però anche il principale difetto del film, che a tratti appare datato proprio perchè ripropone dialoghi molto verbosi, che gravitano molto tempo a una certa distanza dal punto prima di arrivarci. Se film come questi fossero stati girati prima de Le Iene, per esempio, avrebbero sicuramente lasciato un segno più profondo nell’immaginario.

Ho già scritto questo articolo per Cinema4stelle.

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