Diaz – Don’t clean up this blood – Daniele Vicari, 2012

Locandina Diaz
Io i miei uomini non li tengo più...” 

Il sangue non è stato lavato via ma si è sbiadito poco alla volta e non ne rimangono che aloni dimenticati, come i responsabili impuniti di quel massacro: ancora tanti, forse destinati alla prescrizione o alla totale assenza di condanna. Se non lo sapessimo ancora, infatti, i titoli di coda ci avvertono che il reato di “tortura” non è previsto dal codice penale italiano. Non sarà quindi fatta giustizia per i manifestanti pacifici del G8, italiani e stranieri, vittime di un’orgia di botte che bastava il napalm a trasformare nel Vietnam.

DIAZ è un film necessario ma del quale sconsiglio la visione ai deboli di cuore e di stomaco, gli organi più colpiti dalla cinestesia di questo film. La storia incentra la sua attenzione sull’irruzione della polizia nella scuola Diaz, appunto, che in quel momento era la sede dell’Indipendent Media Center italiano e del Genoa Social Forum: organizzazioni apposite per gestire l’enorme flusso di manifestanti giunti a Genova e informare al di fuori dei canali istituzionali. Se è innegabile che le proteste pacifiche siano spesso sporcate da episodi di vandalismo, sfruttate dai violenti per sfogarsi e restare anonimi, è pur vero che la polizia non ha esitato un attimo a scendere al livello dei facinorosi. Forze si, ma non dell’ordine, se per ristabilirlo hanno scelto di aggredire senza distinzioni chiunque si trovasse nel loro raggio d’azione. I corridoi e la palestra della scuola, infatti, sembrano la stanza in cui un macellaio alle prime armi prende confidenza con costate, muscoli, cervello e trippa. Il teatro del macello è il luogo d’incontro anche casuale dei vari personaggi raccontati, tra cui: il giornalista Luca Gualtieri (Elio Germano); l’ex militante della CIGL Anselmo Vitali (Renato Scarpa); l’anarchica Alma Koch (Jennifer Urlich), che partecipa agli scontri per poi occuparsi della ricerca delle persone scomparse. A vedere le macchie del loro sangue per terra, così denso e così tanto, sembra pure che qualcuno avesse rovesciato passata di pomodoro correndo e urlando, schizzando qua e là le ultime gocce ribelli. E se ci venisse il dubbio che Vicari abbia esagerato, basta dare un’occhiata ai servizi dei giornalisti, ospitati anche sul sito ufficiale del film: non ha esagerato.

La ricostruzione dei pochi eventi è realistica, sufficiente e necessaria, e non è piatta la caratterizzazione dei personaggi: il giornalista un po’ idealista ma sotto sotto impreparato, che non ha realmente idea del casino in cui si sta cacciando; i manifestanti violenti, che a disastro compiuto sembrano rendersi conto che un po’ di responsabilità ce l’hanno anche loro. Accanto ai cattivi cattivi, poi, c’è uno spazio per una presa di coscienza – seppur minima e tardiva – di qualcuno tra i poliziotti, come il vicequestore Max (Claudio Santamaria). “I’m sorry” dice a un certo punto a una ragazza, tedesca, che medica come può i cocci del volto di Alma e gli ringhia addosso che servono delle ambulanze: arriveranno soprattutto altre botte e condanne, soprattutto dalla parte sbagliata.

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